martedì 25 marzo 2008

2008 I MAGGIO....Il lavoro mobilita l'uomo

Pochi giorni dopo le elezioni ricorrerà il primo maggio, la festa dei lavoratori, che quest’anno credo sarà dedicata da molti (anche dal nostro circolo) alla tragedia degli incidenti sui luoghi di lavoro.
Secondo l’Inail (istituto nazionale infortuni sul lavoro) nel 2006 nel nostro paese 1.340 persone non hanno fatto ritorno alle loro case dopo una giornata di lavoro e oltre 900.000 si sono infortunate pur senza rimetterci la pelle. Questo significa che ogni giorno di quell’anno quasi quattro persone sono morte mentre compivano il loro dovere e oltre 2.500 hanno riportato ferite. Nel 2007 le cifre, seppure in lieve calo, sono state analoghe (1.260 morti e 913.500 feriti).
Un bilancio questo di cui forse non riusciamo bene a comprendere le dimensioni. Per dare un’idea basti pensare che i soldati statunitensi morti in Iraq in 5 anni di guerra sono stati circa 4.000, con una media di 800 morti l’anno. Questo significa che ogni anno nei cantieri italiani si combatte una guerra molto più sanguinosa di quella che purtroppo sta martoriando il paese che fu di Saddam Hussein.
Noi però abbiamo cominciato ad accorgerci di questa stage solo dopo la morte dei 7 operai della ThyssenKrupp di Torino. Da allora, per fortuna, ogni incidente che accade occupa le prime pagine di giornali e telegiornali.
Quattro episodi accaduti in questi giorni credo che aiutino a comprendere cosa sia questa guerra e chi la combatta.
I 7 morti di Torino ed i 5 di Molfetta (tra cui un ragazzo di soli 20 anni) sono l’emblema straziante di quale sia la solidarietà umana che caratterizza il nostro paese ed il mondo del lavoro: in entrambi i casi i lavoratori sono morti per soccorrere i loro compagni in difficoltà, non esitando in un caso a gettarsi letteralmente tra le fiamme di una cisterna esplosa e nell’altro a calarsi in un’autobotte invasa da gas letali.
Sembra di raccontare un romanzo di eroi di guerra o di splendidi cavalieri medievali e invece è la realtà: credo che non dovremmo mai dimenticare di celebrare queste vittime, non soltanto però con la retorica deposizione di una corona di fiori alla memoria o con la consegna di una medaglia ai familiari. Un paese civile dovrebbe sentire il dovere morale di garantire ai figli di questi cittadini, sacrificatisi per il prossimo, una prospettiva di vita migliore, senza aggiungere alla tragedia che hanno vissuto anche l’incubo di non poter finire gli studi o di non trovare un lavoro. Nel paese dei falsi invalidi e delle migliaia di raccomandati credo che non dovremmo avere difficoltà a fare questo.
Altri scenari ed altre riflessioni evocano le morti dell’operaio ai cantieri navali di Genova e la storia dello stuntman impegnato a girare una fiction proprio sugli incidenti sul lavoro. Fabrizio Cannonero, il trentanovenne morto a Genova aveva iniziato a fare il camallo (così chiamano i portuali a Genova) subentrando al padre Mario anch’egli morto mentre compiva il proprio dovere. Questa guerra, proprio come ogni guerra sta privando il nostro paese non solo di padri e lavoratori, ma di intere generazioni che non potranno più contribuire alla crescita del loro paese. Lo stuntman morto mentre simulava proprio un incidente sul lavoro evoca invece quelle storie maledette raccontate da fervidi e perversi registi di film dell’orrore, in cui chiunque si avvicini al tema proibito ne resta tragicamente colpito. Questa purtroppo non è però la fiction che lo stuntman voleva raccontare, ma la realtà del nostro paese che, impegnato come è a votare a cadenza annuale, non ha il tempo di affrontare le tragedie che lo colpiscono. Speriamo che questa sia la volta buona e che chiunque vinca trovi il modo di far finire questa guerra prima della prossima crisi di governo.

Programma


Ore 17:00
Proiezione del film Apnea di Roberto Dordit con Claudio Santamaria .
Ore 18:30
L’arcivoce…Non calpestare i diritti dei lavoratori.
Ore 19:00

Live + Cena sociale
Palkosceniko al Neon e Il canzoniere della Memoria